La Cappella della Madonna dell'Aiuto

 La Cappella della Madonna dell’Aiuto contiene preziosissimi affreschi della scuola di Bernardino Luini (1481-1532). 

L’immagine della Madonna in cathedra è collocata fra quelle di S. Giovanni Battista e S. Antonio Abate (sin.) e S. Martino e S.Vincenzo di Saragozza (destra). Sopra le portine laterali della cappella sono raffigurati S. Felice Porro (destra) e il Beato Giovanangelo Porro (sin.), quest’ultimo nativo di Barlassina (i suoi resti si venerano presso la Chiesa di S. Carlo al Corso, a Milano). Sui pilastri laterali sono rappresentati i quattro evangelisti (affresco del XVII sec.)

Altare laterale Madonna dell' aiuto

Nella parte antica della Chiesa, la terza cappella sul lato destro (per chi entra in chiesa) è quella dedicata alla Madonna dell’Aiuto. Completamente ricoperta di affreschi, contornati da stucchi del XVII secolo, la cappella vede compresenti pitture del XVI secolo e del XVII (quando la parte antica della chiesa venne, come si è detto sopra, completamente rifatta). Esaminiamo le immagini rappresentate negli affreschi:

– Sulla parete di fondo, al centro, si trova la Madonna dell’Aiuto, che nella tradizione dà il nome alla cappella . Si tratta di una Madonna in cathedra, cioè seduta sul trono, che tiene in braccio il Bambino Gesù benedicente. Se la santa Vergine occupa completamente la scena, è lo sguardo mite e umile di lei, che si posa sulla piccola mano benedicente del Bambino posto sulle sue ginocchia, a indicare il vero focus, il vero centro, anche geometrico, dell’intera immagine: è da quel Bambino che deriva l’aiuto del quale la Madonna si fa portatrice all’umanità. Ai lati due angeli sostengono le cortine che incorniciano l’immagine sacra.

– La Madonna in cathedra è sormontata da una lunetta, nella quale due angeli reggono una corona.

 

S. Giovanni Battista 

e S. Antonio Abate

S. Giovanni Battista (vestito di pelli, che addita l’Agnello) e S. Antonio Abate (raffigurato, secondo la tradizione, con un maiale ai suoi piedi), a sinistra .

S. Vincenzo e S. Martino

S. Vincenzo di Saragozza (che ha accanto a sé una grossa macina da mulino in pietra, lo strumento del suo martirio) e S. Martino (vescovo di Tours; è rappresentato nell’atto di donare la metà del suo mantello a un povero, secondo la nota narrazione agiografica che lo riguarda), a destra

DEL XVI SECOLO

Tutti gli affreschi sopra descritti, cioè tutti quelli che si trovano sulla parete di fondo della cappella, con la sola eccezione della lunetta sovrastante la Madonna, sono del XVI secolo e sono attribuiti a Bernardino Luini e alla sua scuola. Diversamente, il resto dell’ornamentazione pittorica della cappella è del XVII secolo, e deve essere messa in relazione con la ristrutturazione secentesca della chiesa.

Il Beato Giovan Angelo Porro

Sopra le portine laterali della cappella sono raffigurati il Beato Giovan Angelo Porro (a sinistra,  nato a Barlassina nel 1451, appartenente all’ordine dei Servi di Maria; i suoi resti mortali si venerano presso la Chiesa di S. Carlo al Corso, a Milano)

S. Felice Porro

(A destra) Marginale,  la sua connessione con Barlassina, e legata, probabilmente, alla famiglia Porro, che volle la cappella: Felice Porro nacque infatti a Cantalice, in provincia di Rieti, quasi certamente nel 1515; nel 1544 divenne Cappuccino, nei conventi di Tivoli, di Viterbo-Palanzana, di San Bonaventura in Roma. Fu beatificato nel 1615 e canonizzato nel 1712: presumibilmente era stato da poco proclamato beato al momento della realizzazione dell’affresco.

I Quattro Evangelisti

 

Sui pilastri laterali sono rappresentati i quattro evangelisti, accompagnati dai simboli che li contraddistinguono nella tradizione iconografica:

S. Matteo con l’Angelo; S. Giovanni con l’aquila; S. Marco col leone; S. Luca col bue

La maggior parte delle immagini sacre raffigurate nella Cappella si giustifica da sé: la Santa Vergine, quattro tra i santi più venerati dalla tradizione popolare, gli evangelisti. Per la sua origine barlassinese, anche la presenza del beato Giovan Angelo Porro si comprende senza difficoltà. Meno facile da giustificare invece la figura di S. Felice Porro: come si spiega, a Barlassina, un santo – anzi, un beato, giacché sarebbe diventato santo solo nel 1712 – reatino, non così conosciuto da diventare destinatario di un culto locale? C’è una sola spiegazione: la nobile famiglia dei Porro, che a Barlassina aveva un ruolo particolare e alla chiesa dedicava spesso le proprie attenzioni e le proprie cure (sappiamo, per esempio, che nel Cinquecento esercitava il proprio patrocinio sulla cappella di S. Antonio Abate, nella chiesa parrocchiale), aveva voluto che trovassero luogo qui alcune figure di santi che portavano il suo stesso cognome. Fra’ Felice Porro era stato beatificato nel 1615, pochi anni prima che si completassero i lavori di ristrutturazione della chiesa e in particolare della cappella: forse la sua fama non arrivò alla gente di Barlassina, ma è probabile che sia giunta almeno all’interno della famiglia che portava il suo stesso cognome… Verrebbe anzi da pensare che proprio la presenza dei due santi abbia persuaso i Porro a non opporsi alla ristrutturazione della chiesa: come si è detto sopra, benché l’Arcivescovo S. Carlo Borromeo avesse da tempo indicato la necessità di provvedere all’ampliamento della chiesa, solo nella prima metà dei Seicento si concluse l’opera; se i lavori di cui c’era bisogno andarono così per le lunghe, ciò avvenne anche per gli interventi inizialmente ostativi dei Porro, che si vedevano intralciata dalla ristrutturazione della chiesa una strada che portava alla loro proprietà. Il patrocinio della famiglia alle opere della chiesa era certo notevole, ma, come accadeva in questi casi, portava con sé la presunta acquisizione di una serie di “diritti”. Alla fine però la situazione si sbloccò, forse anche perché, a quel che sembra, i Porro trovarono il modo di avere voce in capitolo nella edificazione della nuova cappella.

PER APPROFONDIRE

(a cura di A. Porro)

Se l’attribuzione a Bernardino Luini di buona parte degli affreschi che ornano le pareti della Cappella è ormai universalmente riconosciuta, le vicende attinenti alla loro collocazione nella chiesa parrocchiale di Barlassina sono tutt’altro che sicure. Il problema principale deriva dalla necessità di stabilire in quale momento gli affreschi del Luini entrarono a far parte della nostra chiesa. Se la cappella fu realizzata nella sua struttura attuale nella prima metà del Seicento, congiuntamente all’ampliamento della chiesa, quando e come vi sono arrivati gli affreschi del Luini, datati con sicurezza al 1527, grazie all’indicazione MDXXVII DIE VII MAYI (=7 maggio 1527) ancora visibile nella cornice superiore dell’immagine della Vergine? Dove si trovavano gli affreschi prima della ristrutturazione secentesca della chiesa?

Diverse sono le ipotesi formulate al riguardo:

1) La più diffusa ritiene si trovassero originariamente altrove, come anche i recenti restauri sembrano confermare, per via del supporto che doveva averne accompagnato lo spostamento, ancora parzialmente visibile (sotto l’affresco ci sono mattoni pieni messi orizzontalmente, differentemente da quanto accade in tutto il resto della chiesa, come se quella porzione di muro provenisse da un altro edificio). Ma dove esattamente? Anche in questo caso la risposta non è univoca.

1.a) Qualcuno ritiene si trovassero nella chiesa, posta nella zona di Farga, di S. Maria in Cattedra;

1.b) Altri, e anche la tradizione popolare, sostengono che l’affresco fosse originariamente collocato a Barlassina, nella chiesa dedicata a S. Maria della Consolazione, presente nell’edificio che un tempo ospitava probabilmente una comunità degli Umiliati (un ordine religioso soppresso, per ordine di Carlo Borromeo, nella seconda metà del XVI sec., in quanto in odore di eresia). Questo edificio trovava posto nell’attuale Cascina S. Maria, ove sono ancora visibili colonne e tracce dell’antica costruzione.

2) Una tesi più recente sostiene che gli affreschi non siano mai stati altrove, ma siano stati realizzati direttamente nella chiesa di S. Giulio, poiché nei documenti relativi alla visita pastorale del 1569 si dice che nella cappella di S. Antonio abate erano dipinte figure di Santi: quelle di S. Bernardo, S. Luguzzone (delle cui immagini oggi non vi è traccia nella nostra chiesa) e degli stessi santi che oggi compaiono a fianco della Madonna dell’Aiuto nell’affresco del Luini.

Forse però si potrebbe pensare che queste immagini di santi particolarmente venerati nelle nostre terre siano state commissionate a chi ornò la cappella di S. Antonio abate e siano state richieste, in un altro momento, anche al Luini, per affiancare l’immagine della Madonna dell’Aiuto, dai medesimi committenti. Non ci sarebbe da meravigliarsi, tenendo conto del fatto che erano i Porro a esercitare nel Cinquecento il proprio patrocinio sulla cappella di S. Antonio abate, ed è probabile che proprio loro abbiano commissionato le pitture di quella cappella, che oggi non possiamo più vedere; di più, i Porro avevano a che fare anche con la chiesa di S. Maria della Consolazione, e potrebbe essere che proprio loro abbiano chiesto al Luini (che realizzò qualche intervento pittorico per la famiglia Porro) di affrescarla con l’immagine della Vergine in trono con il corteggio dei medesimi santi che avevano fatto raffigurare nella cappella di S. Antonio della parrocchiale. Si tratta, naturalmente solo di una ipotesi: ma il ruolo dei Porro nel progetto di ornamentazione della cappella della Madonna dell’Aiuto, come abbiamo visto sopra per le immagini del beato Giovan Angelo e di S. Felice, è più che una semplice ipotesi. Così sembrerebbe almeno plausibile pensare che, una volta costretti a chiudere la chiesa di S. Maria della Consolazione, i Porro abbiano proposto il trasferimento degli affreschi del Luini nella nuova cappella della chiesa parrocchiale di Barlassina. Una simile eventualità potrebbe spiegare l’assenza, nell’affresco del Luini, dei santi Bernardo e Luguzzone, che pare fossero presenti nella cappella di S. Antonio abate, e soprattutto si accorderebbe con quanto sostenuto dalla tradizione orale e dalle attestazioni scritte ottocentesche che la corroborano.